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Luoghi di Interesse

Marsala conserva ancora oggi l'articolazione originale dell'asse viario, sviluppato secondo un disegno tipico dell'età ellenistica (per strigas, vie parallele e ortogonali, in contrapposizione con il modello romano per cardi e decumani).

 

Il Cassero

Questo quadrilatero, delimitato anticamente da una cinta muraria della quale restano quattro cinquecenteschi bastioni (via G.A.Omodei/via Amendola,via E. Alagna,via Colocasio,via Sibilla, che a causa dell'incuria dei governi cittadini ne hanno permesso, in passato, la demolizione parziale e la costruzione di palazzi),racchiude il centro storico con il cinquecentesco quartiere spagnolo, che oggi ospita gli uffici del comune; Palazzo VII aprile, costruito tra il ‘500 e il ‘600 dove in precedenza si trovava la Loggia dei Pisani, oggi sede del consiglio comunale; la chiesa madre, con la maestosa facciata barocca (incompleta), ricostruita, a partire dal 1600, sull'impianto normanno del 1176 e dedicata a San Tommaso di Canterbury; il monastero cinquecentesco di San Pietro, nell'antico quartiere ebraico; il medievale convento del Carmine e molte altre chiese, conventi, palazzi gentilizi di notevole valore storico, artistico e architettonico, costruiti in gran parte tra il XVI e il XVIII secolo (molte di queste testimonianze storiche oggi sono in uno stato di semi abbandono).

Un recentissimo sito archeologico riportato alla luce durante lavori di ampliamento del monastero di San Girolamo antistante
Un recentissimo sito archeologico riportato alla luce durante lavori di ampliamento del monastero di San Girolamo antistante

 

L'Annunziata dei Carmelitani, o Complesso del Carmine

Nell'angolo occidentale della città di Marsala, nel quartiere dell'Annunziata, i Carmelitani costruirono la chiesa ed il convento. L'area prescelta corrisponde alla piazza denominata del Carmine (dove si trova anche il barocco palazzo Grignani) che è in realtà uno slargo pressoché rettangolare che amplia notevolmente una strada dell'antico tracciato urbanistico di Lilibeo.

Il Campanile e il Convento, all'interno il Chiostro
Il Campanile e il Convento, all'interno il Chiostro

Non si hanno notizie certe in merito all'arrivo in Marsala dei frati dell'ortine carmelitano. Da più parti si asserisce che essi giunsero in Sicilia abbastanza precocemente al seguito della Regina Adelaide, andata in sposa nel 1113 del re Baldovino di Gerusalemme e rientrata l'anno successivo, portando con sè alcuni frati dell'ordine. Alla fine del XIII secolo, i frati erano certamente in Sicilia occidentale, dove sembra siano giunti nel 1224 e dove a partire dal 1315 realizzarono la chiesa e il loro convento fuori le mura, divenuto polo di attrazione e meta di pellegrinaggi in onore della Madonna detta di Trapani, opera di Nino Pisano del XIV secolo. A Marsala non resta alcuna traccia della chiesa e del monastero carmelitano, dove i frati si insediarono al loro arrivo. Le poche notizie sull'ordine vengono riportate dagli storici, ma essi concordano solo su una data piuttosto dubbia, quale il 1154/1155 o il 1200 circa. Il complesso carmelitano che è giunto fino a noi è composto da tre parti significative: la chiesa, il convento e la torre campanaria.

 

Il Campanile

In Sicilia Occidentale non si hanno molti casi di campanili isolati dal complesso monumentale di cui fanno parte. Il campanile era abbastanza famoso nei secoli passati, una tra le meraviglie artistiche da non perdere della città di Marsala che erano, come asserisce il Villabianca nel capitolo "Delle anticaglie medie e cose più notabili della lilibetana città di Marsala": «[...] li meravigliosi monumenti, che dai cittadini conosconsi sotto i titoli volgarmente detti selle sei lettere C, che voglion dire C della Casa cumana, del Campanile, Cona cancherata, Cristo Crocifisso della battaglia, Cava cavata e del C del Collegio concavo». Il campanile ottagonale della chiesa del Carmine, che presenta una bella e centrale scala elicoidale in pietra calcarenitica, quando suonava "a mortorio" si muoveva, terrorizzando chi si trovava al suo interno. Questo campanile, una delle meraviglie del mondo per il suo moto oscillatorio, era considerato fino a non molti anni or sono, secondo la tradizione riferica dal Genna, una delle torri di guardia di Lilibeo. Ma le scoperte degli ultimi anni hanno consentito di verificare con buona approsimazione l'ampiezza dell'antica città punica, il cui perimetro murario era ubicato molto più a sud della torre in esame, e fanno escludere, per forma e posizione, l'eventualità di un riuso di una antica struttura punico-romana. Il Villabianca sostiene che nel 1490 il padre Ludovico Petrulla, provinciale dell'ordine carmelitano, lodato maestro di Filosofia e dottore in Teologia che insegnò Scienze a Parigi, acquistò con il contributo del nipote Niccolò, nobile marsalese, il campanile ed alcune case adiacenti alla chiesa, per ampliare e rifondare il complesso. La torre del Carmine sarebbe stata realizzata secondo il Villabianca sull'antica torre nel 1513 dallo stesso Petrulla, morto in realtà nel 1504 come attesa la lapide funeraria originariamente al Carmine e oggi nella Cattedrale.

Ma la data di fondazione della torre, nonostante l'evidente malinteso sull'autore-committente, è perfettamente corretta. La torre, giunta fino a noi nella versione settecentesca, è stilisticamente pertinente il linee generali alla incompiuta torre campanaria della chiesa di S. Domenico a Trapani, anch'essa di impianto ottagonale. Ma già nel 1684 la torre campanaria fu restaurata con il rifacimento delle fondazioni. Non si possono però attribuire alla fabbrica comprata in precedenza i limiti statici manifestati dalla torre campanaria, poiché se la torre acquistata fosse stata tutt'al più una casa torre, un genere di abitazione di tipo fortificato abbastanza diffuso in Sicilia occidentale, come la torre De Ballis ad Alcamo, essa sarebbe stata molto solida. Torri del genere sono del tutto scomparse a Marsala, quasi certamente fagocinate in ristrutturazioni barocche.

 

La chiesa dell'Annunziata

La chiesa dell'annunziata venne rinnovata dopo il 1490. La chiesa più antica divenne sacrestia della nuova, e le case vennero trasformate in cappelle. Una di esse, dedicata a sant'Onofrio, con una ormai perduta statua marmorea divenne la sepoltura dei Petrulla e della sua famiglia. Ancora nel 1500, il Petrulla innalzò una cappella per la famiglia Grignani nella quale venne sistemata la statua della Madonna del Popolo, opera di Domenico Gagini del 1490, oggi conservata nella cattedrale di Marsala.

La chiesa venne dotata di un portico antistante l'ingresso, originariamente coperto con solaio ligneo, con tre fornici e l'arco centrale più ampio degli altri due. Solo in un secondo tempo il portico venne sopraelevato e il solaio sostituito da volte a crociera, quando il rifacimento del convento comportò una ridefinizione dei prospetti. Il portale di accesso è però l'unico a rispondere appieno ai dettami rinascimentali, sebbene il suo spigolo conformato a sottile colonna presenti ancora un attardamento di tipo quattrocentesco; il portico, con colonne in pietra calcarenitica, presenta negli spigoli dei piedritti lo stesso motivo a bastone quattrocentesco, mentre è pienamente rinascimentale nell'uso dell'arco a tutto sesto. Rinascimentale è anche il motivo delle finestre del primo piano, sovrastanti portico e portale di accesso al convento, datato 1650, simili a quelle che adornano tutto il primo piano del Quartiere militare. Le discrete condizioni economiche dell'ordine carmelitano portarono ad un forte rimaneggiamento della chiesa in età barocca: l'impianto venne ridisegnato in una navata unica, coperta da un dammuso lunettato, con alte finestre sugli arconi laterali che individuavano le cappelle. La chiesa fu quindi sopraelevata, come dimostra il tetto a due falde che sovrasta in modo poco elegante portico e piano attico sovrastante (cantoria?).

La chiesa, con eccezione dell'ex cappella della Madonna del Popolo, al suo interno è ormai una larva del suo passato. Numerose lapidi rombali ne decoravano pavimenti e pareti, e raffinati sarcofagi dei Requisens e della famiglia Grignani, che aveva eletto la chiesa a proprio mausoleo, facevano dell'Annunziata uno dei monumenti rinascimentali più importanti della città. Il crollo del tetto della chiesa tardobarocca e la distruzione di gran parte dei suppellettili a seguito dei bombardamenti, fanno dell'insieme un monumento fortemente compromesso anche da un restauro che mostra ormai pesantemente il segno del mutamento della disciplina del tempo. Oggi l'ambiente della chiesa è freddo, glaciale, non aiutato dalla bianca pavimentazione in marmo, da una scala a chiocciola in ferro nell'aula e dalle coperture rimaste a vista (non è stata ricostruita la finta volta che chiudeva il soffitto).

Negli ultimi anni la chiesa è stata adibita a biblioteca comunale, cui si aggiunsero nel 1979 i ritrovati documenti dell'archivio storico. Completati i lavori di restauro del monastero di San Pietro, nel luglio 1996, la biblioteca è stata riportata nella sede originaria, mentre l'archivio storico comunale è rimasto nella chiesa dell'Annunziata.

 

Il convento

Il convento, è uno dei momumenti di maggior rilievo. Gli elementi più antichi del convento risalgono al tre-quattrocento. La presenza di affreschi, di difficile identificazione, data l'estrema frammentarietà e precarietà del ritrovamento, getta tuttavia nuova luce sulla presenza di decori artistici negli ambienti religiosi, in specie conventuali, della città di Marsala. Innanzitutto, la qualità artistica abbastanza alta denota la presenza di una scuola pittorica marsalese la cui produzione di opere ad affresco con temi religiosi risale al XII secolo almeno, escludendo, solo per prudenza, una continuità con il periodo tardo antico. In considerazione del fatto che tali affreschi potrebbero scendere fino ai secoli XV-XVI inoltrati, la scoperta dimostra che anche a Marsala perdura uno stile ben noto in Sicilia Orientale, molto presente anche nel complesso (oggi completamente abbandonato) della chiesa della Madonna della Grotta, correntemente definito "Bizantino". Stile quasi introvabile in altri centri della Sicilia Occidentale. Gli affreschi adornano gli ingrottati e le chiese fin dal medioevo e che si attarda fino alle soglie del rinascimento. Ciò dimostra che tale tradizione culturale e al contempo religiosa era molto diffusa nell'ambiente cittadino, ancora nel pieno Rinascimento, come nel caso della chiesa della Cava, e questa consapevolezza permetterà in futuro di guardare positivamente e con più attenzione ai restauri degli edifici medievali della città, che relativamente a questo periodo storico attende ancora di essere rilevata.

1862 il convento venne acquisito al demanio e divenne proprietà dell'Intendenza di Finanza che, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del secolo XIX, lo concesse all'Arma dei Carabinieri a cavallo. Dopo la guerra, i Carabinieri lasciarono il convento e così il monumento cominciò a patire il dramma dell'abbandono che produsse un crollo parziale del complesso, seguito dall'abbattimento del piano superiore per tutelare la pubblica incolumità. Ciò trasformò il convento in una selva boschiva densa di macerie vecchie e nuove.

I lavori di restauro degli anni novanta, riaprendo gli intercolumni hanno ripristinato l'ariosità del chiostro; al suo interno sono conservati alcuni frammenti ed una intera colonna ritrovati nei reinterri della corte porticata. Quasi al centro, la traccia di un pozzo e di una vasca mostrano i segni di ambienti sotterranei dall'uso incerto, che si auspica in futuro possano essere indagati. Essi, data la tradizione dell'architettura lilibetana, caratterizzata da ambienti cultuali ipogeici di origine paleocristiana o da ambienti utilitaristici, quali cisterne o possibilmente da cripte di età imperiale non del tutto peregrini in tale zona della città, potrebbero essere forieri di nuove ed interessanti scoperte.

Oggi, il Complesso del Carmine è sede dell'Ente Mostra di Pittura Contemporanea Città di Marsala, e recentemente ha ospitato le opere del pittore milanese Fabrizio Clerici.

 

La grotta della sibilla Lilybetana

La cosiddetta "Grotta della Sibilla", che la tradizione collega quale sepolcro o quale dimora alla Sibilla Cumana o alla Sibilla Sicula, si trova proprio sotto la chiesa di San Giovanni Battista costruita nel 1555 dai Gesuiti sul Capo Boeo, in prossimita della costa. Tale chiesa, però, non fu la prima eretta sul luogo, bensì, come illustri viaggiatori e studiosi riferiscono, faceva parte, insieme alla chiesa di S.Maria della Grotta, dell'antica abbazzia dei Padei Basiliani. Nel corso dei secoli la "Grotta" divenne parte integrante dell'edificio di culto sub divo con essa comunicante. La Grotta, che si trova a -4,80 m, è costituita sostanzialmente da un vano centrale, di forma circolare, connesso con due ambienti, uno orientato a Nord, l'altro ad Ovest. Il vano centrale, scavato nella roccia fino ad una certa altezza, è coperto da una cupola bassa, costruita in muratura, con lucernario collegato con il pavimento della chiesa. Il centro dell'ambiente è occupato da una vasca quadrata, non molto profonda, servita d'acqua. L'ambiente settentrionale, interamente scavato nella roccia, presenta uan forma semicircolare ed è absidato. A livello del pavimento, sgorga una sorgente che alimenta la vasca dell'ambiente centrale. Davanti alla cavità si erge una grande altare di pietra con una immagine di marmo di san Giovanni Battista di altissimo rilievo, databile nel secolo XV. L'ambiente occidentale, pure scavato nella roccia, di forma irregolare, venne probabilmente ricavato in parte da un pozzo di cui si osserva il taglio sulla destra della parete absidata (su tale incavo su favoleggiò in passato ritenendolo addirittura il lettuccio della Sibilla Cumana). Il soffitto, piano, presenta due lunghi mensoloni di sostegno, risparmiati nella roccia. Data la presenza della fonte, la leggenda narra che qui Ulisse sia venuto a dissetarsi, data anche la prossimità del sito al mare; e la presenza di una Sibilla Cumana, che qui vi abitava. All'interno della grotta si trova un giaciglio, che sembra quasi scavato con le mani nella roccia, dove la Sibilla riposava. Altre remote leggende del dopo guerra narrano che la Sibilla fosse in realtà una sposa che era caduta all'interno del pozzo, della fonte, ed era rimasta imprigionata sotto la chiesa, e quindi si era scavata un giaciglio per dormire.

 

Castello medievale

Nell'angolo orientale della città, dove i due bracci del fossato punico si incontrano, in posizione elevata rispetto al pendio degradante cittadino, con un grande piano antistante libero da costruzioni rivolto verso la città, sorse il castello medievale. Fondato forse solo come recinto fortificato in età normanna (ma non si può escludeer che in tal punti vi fosse una fortezza bizantina), venne rinforzato in età sveva, come attestano l'impianto pseudo-trapezoidale ed alcuni elementi stilistici, quali i costoloni di un ambiente della torre circolare, tipici dell'architettura federiciana. Una lettera del 1239 inviata da Lodi da Federico II di Svevia, dove si invita il giustiziere ultra Salsum (al di là sel Salso) a non effettuare alcuna ristrutturazione nei castelli di Trapani, Marsala, Mazara e Sciacca, e ad affidare a cittadini fidelibus nostris la manutenzione degli stessi per impedirne la rovina, dimostra l'esistenza del Castello agli inizi del secolo XIII.

Il piano del castello era una estesa piazza verso cui confluivano due vie che lambivano le mura orientali ed altre tre vie che si inserivano nel tessuto urbano della città medievale, congingendosi con il tessuto antico. Una di queste, a sud-ovest, l'attuale via Punica, collegava il piano con la sede dell'antica cattedrale. Prospiciente quest'ultima via era visibile fino a pochi anni fa, nell'angolo opposto al cantonale dell'abside della chiesa di San Matteo, un'apertura con mostra di bottega quattro-cinquecentesca - oggi nascosta dall'intonaco e forse non ancora manomessa - a dimostrare la vocazione mercantile della zona intorno alla cattedrale. Dal Castello, oggi occupato da costruzioni ottocentesce lungo il fossato punico, era parte integrante l'odierna piazzetta Sant'Oliva. Tale nome deriva dalla tradizionale ubicazione della prigione in cui la santa, venerata anche dagli Arabi, fu rinchiusa prima della sua riduzione in cattività a Tunisi, dove venne martirizzata e sepolta forse nel luogo ove sorge la Grande Moschea (Djamaa ez Zitouma-La moschea dell'ulivo). Ciò confermerebbe la presenza nella zona del castello di una fortezza oggi scomparsa o riorganizzata in età bizantina e/o normanno-sveva.

Tuttavia è bene sottolineare che i dati dello scavo di vico Infermeria, sebbene parziali e limitati alla superficie, hanno evidenziato, in questa zona, in un periodo definito "altomedievale", la presenza di aree industriali all'aperto, cui fece seguito la costruzione di alcuni ambienti utilitaristici relativi ad abitazioni povere, addossate al muro di cinta lungo il fossato, databili a partire dalla seconda metà del secolo XII. Una di esse poteva essere una bottega artigiana che fabbricava lucerne, rimasta in uso almeno fino all'inizio del XIII secolo, quando, forse per ragioni di sicurezza, vengono abbandonate o abbattute le costruzioni addossate al muro cittadino, creando così di fatto quel vuoto intorno alla fortificazione medievale rimasto invariato almeno fino alla metà del XVIII o agli inizi del XIX.

Oggi, il castello medievale lilybetano ospita la casa circondariale di Marsala, dove nel 1979 venne rinchiuso Roberto Vecchioni, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti dal giudice istruttore di Marsala; l'accusa si riferiva ad un episodio avvenuto durante una serata alla Festa dell'Unità di Marsala, nel 1977, quando il cantautore avrebbe offerto uno spinello ad un ragazzo quattordicenne; a seguito delle ammissioni del ragazzo, Vecchioni venne arrestato e rilasciato dopo alcuni giorni. Il ragazzo in seguito ritrattò ma il processo proseguì per concludersi con la sua assoluzione; da questa vicenda personale trasse poi l'ispirazione per scrivere le canzoni "Lettera da Marsala" e "Signor giudice".

 

Museo degli arazzi fiamminghi

Nell'ambito del suo patrimonio storico-artistico, Marsala include, per singolare dono di uno dei suoi figli più illustri, monsignor Antonino Lombardo, già vescovo di Messina, una preziosa serie di otto arazzi fiamminghi del tardo cinquecento; la raccolta sicuramente più rilevante in tale genere artistico culturale per l'Italia meridionale, dopo la famosa Battaglia di Pavia di B. Van Orley del Museo di Capodimonte a Napoli. Si possono ammirare in un piccolo ma suggestivo edificio adiacente alla chiesa madre, cui appartengono. Gli «octo peccia pannorum de razza laborata serico et lana...»(come recita l'atto di donazione del 1589) narrano le principali vicende della conquista di Gerusalemme da parte dei romani Vespasiano e Tito (66-68) secondo il testo del De Bello Judaico - se non proprio letteralmente - dello scrittore ebreo Giuseppe Flavio, che fu anche attivo e determinante protagonista della vicenda bellica e della riappacificazione tra i due popoli. Le dimensioni degli otto teli variano tra i cm. 350x254 e i cm. 350x500. Essi sono tessuti ad alto liccio (cioè in telaio verticale) con elegante intreccio di lane e sete raffinatamente colorate. Eccone i soggetti, secondo la successione degli episodi

  • Primo arazzo - Giuseppe Flavio, difensore di Giotapata, esce dalla grotta dove si era rifugiato, dopo la caduta della città ad opera di Vespasiano.
  • Secondo arazzo - Agrippa, re di Tiberiade, perora la causa della città minacciata di distruzione di fronte a Vespasiano.
  • Terzo arazzo - Vespasiano è indotto ad accettare la nomina a imperatore decretatagli dai soldati alla morte di Nerone.
  • Quarto arazzo - Vespasiano imperatore riceve l'omaggio di un re siro.
  • Quinto arazzo - Vespasiano fa liberare Giuseppe Flavio dalle catene.
  • Sesto arazzo - Combattimento tra il giudeo Gionata ed il romano Prisco.
  • Settimo arazzo - il sacerdote Gesù di Nabuth offre a Tito, figlio di Vespasiano, due candelieri ed il libro sacro per la ripresa del culto nel tempio di Gerusalemme.
  • Ottavo arazzo - Sacrificio di Tito a Javeh, dio dei Giudei.

 

Museo Archeologico "Baglio Anselmi"

Museo regionale Baglio Anselmi
Museo regionale Baglio Anselmi

È il maggior museo marsalese secondo importanza e numero di reperti. È stato istituito ad hoc per ospitare un reperto tra le maggiori attrazioni di Marsala, ovvero la nave punica, una nave ritrovata presso punta alga, sul litorale nord. Fu usata durante la Battaglia delle Isole Egadi , che concluse la Prima guerra punica, ed è un unico esemplare al mondo, importantissimo per lo studio della tecnica navale Fenicia.

Busto di Gaio Giulio Cesare che si trova al museo archeologico
Busto di Gaio Giulio Cesare che si trova al museo archeologico "Baglio Anselmi"
La Venere di Marsala, ritrovata recentemente, conservata nel Museo regionale Baglio Anselmi
La Venere di Marsala, ritrovata recentemente, conservata nel Museo regionale Baglio Anselmi

Oltre ad essa si trovano numerosi reperti ritrovati nel territorio marsalese e documentazioni su alcune case romane sparse per la città, prova dell'intensa attività edilizia che interessò la cittadina durante l'età romana imperiale.

 

Museo dell'Agricoltura Baglio Biesina

Situato nel versante est della città, sulla via Salemi, sorge il Museo dell'Agricoltura situato all'interno del Baglio Biesina, un'antico caseggiato circondato da un bel giardino tipicamente siciliano, ricco di palme. Al suo interno gli attrezzi e gli utensili usati dai contadini, alcuni risalenti anche ai primi dell'800'.

 

Complesso monumentale San Pietro e Museo garibaldino

Baluardo Velasco, costruito nel XVI secolo per scopi difensivi
Baluardo Velasco, costruito nel XVI secolo per scopi difensivi

Negli ultimi anni il centro storico di Marsala è stato oggetto di un'opera di recupero e valorizzazione che ha restituito alla città gran parte dell'antico splendore e la fruibilità di importanti edifici come il complesso monumentale San Pietro, divenuto sede del Museo garibaldino con preziosi reperti risorgimentali e di un centro culturale polivalente, e il Convento del Carmine che oggi ospita la Pinacoteca comunale.

 

Teatro Comunale

Gl interventi hanno permesso di riaprire anche il Regio Teatro comunale, costruito all'inizio dell'800 su iniziativa di alcuni nobili marsalesi. Il teatro, un piccolo gioiello con 300 posti tra platea, palchi e loggione, è stato riaperto nel 1994 ed intitolato al compositore Eliodoro Sollima.

 

Zona Archeologica

È una zona esterna all'originario abitato, occupata da macchia mediterranea.

Insula romana: mosaico
Insula romana: mosaico
Insula romana: resti
Insula romana: resti

Proprio in questa zona, la più occidentale della città, sono presenti i resti di una vecchia casa patrizia romana, chiamata "Insula romana", databile tarda era romana imperiale (IV secolo a.C.).Venuta alla luce grazie a svariati scavi effettuatisi dal 1939 a oggi, presenta ricche decorazioni a mosaico di pavimenti, raffiguranti scene di lotta fra animali selvatici e figure mitologiche. È presente anche un ambiente termale. Attualmente sono in corso i lavori per la realizzazione del suddetto parco archeologico. E' possibile ottenere maggiori informazioni visitando le voci su Lilibeo e Mothia

 

Stabilimenti enologici "Bagli"

La produzione del vino su scala industriale fu introdotta in città nel 1773 dall'inglese John Woodhouse di cui esiste ancora lo stabilimento. Molti gli stabilimenti importanti tra cui quelli di Ingham-Whitaker, Florio, Pellegrino, Rallo, Mineo, Bianchi, Baglio Hopps, Donnafugata, Alagna, Caruso e Minini. Numerose anche le cantine modernissime, fre le molte Alcesti, De Bartoli, Fina, Vinci, Birgi, Mothia e Poalini. Cantine marsalesi oggi famose per la produzione di vini non solo da dessert ma anche bianchi e rossi di alta qualità. La visita agli impianti è molto interessante.

 

Storia

Fossato punico difensivo originario
Fossato punico difensivo originario

Nel 397 a.C. la colonia fenicio-punica di Mozia, fiorita 8 secoli prima di Cristo sull'isola di San Pantaleo, a poche miglia dalla costa della Sicilia sud-occidentale, fu invasa e distrutta dal tiranno di Siracusa Dionisio I.

Resti del basamento di una torre punica
Resti del basamento di una torre punica

I superstiti si rifugiarono sulla costa siciliana e fondarono un nuovo insediamento a cui diedero il nome di Lylibeo, ossia "la città che guarda la Lybia", perché, appunto, Lybia veniva chiamata allora tutta la costa settentrionale dell'Africa.

La Lylibeo cartaginese passò in mano ai romani nel 241 a.C. per divenire uno dei centri più importanti della Provincia siciliana: nucleo di scambi e commerci, sede del pretore e del questore, fu arricchita di ville ed edifici pubblici, tanto da meritarsi l'appellativo di splendidissima urbs datole da Cicerone, questore tra il 76 e il 75 a.C.

Resti di una necropoli ellenico-romana
Resti di una necropoli ellenico-romana

Devastata dai Vandali all'inizio del V secolo d.C., fu annessa nel VI all'impero di Giustiniano e visse secoli bui, segnati dal disinteresse di Bisanzio e dalle incursioni dei pirati. L'arrivo degli arabi, nel IX secolo, segnò anche la ripresa dei traffici commerciali e l'inizio della rinascita della città, che fu ribattezzata Marsa ʿAlī "Porto di ʿAlī" ovvero "Porto Grande" ("Alì", nome del cognato e genero del profeta Maometto, era ed è usato in arabo come sinonimo dell'aggettivo "grande") data la grandezza dell'antico porto sito presso Punta d'Alga (meno probabile Marsa Allah, cioè "porto di Dio), donde poi il nome attuale. La crescita economica e demografica portò ad un importante sviluppo urbanistico, improntato al modello arabo.

Tuttavia esistono tuttora dei compromessi per quanto riguarda l'origine dell'attuale nome della città. Oltre alle ipotesi succitate, esiste anche una terza secondo la quale Marsala derivi da mare salis, ovvero "saline al mare" per la presenza delle saline nella costa settentrionale.

A partire dalla fine dell'XI secolo si susseguirono le dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese. Sotto la dominazione della casa spagnola, Marsala poté godere di un periodo di sviluppo e benessere, grazie al porto e alla coltivazione del fertile entroterra. La città visse una nuova fase di espansione e divenne una delle più importanti piazzeforti siciliane.

Ma l'interramento del grande porto di Punta d'Alga, disposta nel 1575 dall'imperatore Carlo V per fermare le incursioni saracene, segnò la fine di questa fioritura.

Da questo momento bisogna aspettare due secoli per avere un'altra svolta nella storia della città. Alla fine del '700, fu ancora una volta un arrivo dal mare a cambiarne le sorti: l'approdo dell'inglese John Woodhouse che "inventò" il vino marsala impiantando vitigni del vino Madera ma ottenendo un vino abbastanza diverso a causa della diversa natura del terreno e della diversa temperatura. Trovando il vino così prodotto comunque di alta qualità ed eccellente, in grado di affrontare vittoriosamente, con la sua variante secca, il confronto col Madera e col Porto, egli ne avviò l'esportazione, annoverando tra i suoi più illustri clienti l'ammiraglio Nelson e la flotta britannica. Si deve ai Woodhouse l'esplosione dell'economia marsalese e la messa in opera con propri fondi di numerose opere infrastrutturali tra cui il nuovo porto di Margitello.

Monumento donato dai Associazione Nazionale Carristi d'Italia
Monumento donato dai Associazione Nazionale Carristi d'Italia
Monumento ai caduti, posto sul punto ove  molti marsalesi persero la vita durante i bombardamenti dell'11 maggio 1943
Monumento ai caduti, posto sul punto ove molti marsalesi persero la vita durante i bombardamenti dell'11 maggio 1943

Proprio in quel porto avvenne un altro sbarco importante per la storia della città: quello di Giuseppe Garibaldi che, sbarcando a Marsala l'11 maggio 1860 con i suoi leggendari Mille, decise di iniziare proprio da qui l'unificazione dell'Italia.

Nella storia di Marsala vi è però anche un altro 11 maggio, un triste ricordo per la cittadinanza, quello del 1943: un bombardamento britannico sul centro abitato causò numerose vittime tra i civili e sfregiò perennemente il centro storico barocco della città. Proprio per il sacrificio di numerose vite umane a Marsala è valsa la medaglia d'oro al valor civile.